IL GREEN PASS RENDE LIBERI?

1. Il vaccino

Quelli che vengono propagandati come vaccini in realtà sono profilassi. La differenza è sostanziale: un vaccino garantisce immunità sterilizzante, mentre una profilassi previene soltanto dai sintomi più gravi di un virus. Quindi l’iniezione non offre garanzie: è comunque possibile contrarre il virus in qualunque variante e contagiare altre persone. Inoltre, essendo stata compressa la fase di sperimentazione, non sarebbe possibile la rivalsa legale nei confronti dell’azienda farmaceutica, nel caso in cui malauguratamente si dovessero subire danni, come sta succedendo a migliaia di persone. La campagna militar-vaccinale ha un approccio concorde con il futuro scellerato che qualcuno auspica e si adopera per realizzare: adattare progressivamente l’umanità e tutto il vivente alle nocività ormai diffuse ovunque, invece che intervenire radicalmente sulle cause. Viene imposto dall’alto con propaganda di massa e presentato come un obbligo morale imprescindibile a difesa della salute collettiva mentre se l’obiettivo, realmente fosse limitare la circolazione del virus in ambienti affollati, sarebbe stato logico perlomeno provare a fornire tamponi rapidi gratuiti per tutti, ad accesso libero, promuovendo un atteggiamento responsabile e non passivo.

2. La scienza

L’idea della neutralità della scienza è un concetto ingenuo che non tiene conto del fatto che essa si sviluppi all’interno di precise condizioni economiche, sociali e culturali. Chi finanzia le ricerche? Tutti hanno preso e continuano a prendere soldi da multinazionali legate ai vaccini, all’ingegneria genetica, digitale e robotica: Bassetti (Pfizer), Cingolani (Ansaldo), Crisanti (Fondzione Gates, DARPA, Ricerca militare americana), Colao (Verizon), Burioni (tutto il farmaceutico). I conflitti d’interesse sono diventati ormai una barzelletta. La scienza, a ragion del vero, non è mai statica ma in continua evoluzione, quindi va approcciata con senso critico, non come un dogma che violenta le differenze soggettive, la nostra storia, il nostro vissuto, le nostre specificità di individui imperfetti ed unici. Lo scientismo annichilisce gli approcci alternativi alla conoscenza etichettandoli come non altrettanto attendibili, la scienza, vissuta come un dogma, ci farebbe assomigliare a delle macchine, tutte uguali, prive di emozioni e bisogni. La libertà dell’individuo andrebbe messa al centro e non ridotta a strumento di ricatto o merce di scambio: per noi quest’ultimo è un concetto dal valore imprescindibile.

3. Il libero arbitrio

Un vero e proprio ricatto morale, oltretutto basato su di un falso altruismo. Non esiste nessuna effettiva ragione sanitaria che giustifichi limitazioni di libertà personali perché la salute non si mantiene o ottiene isolando forzatamente gli individui dal mondo come successo durante lockdown e coprifuoco o ora limitando l’accesso a determinati luoghi con il ricatto del passaporto sanitario. Abituati sin da piccoli all’obbedienza, potremmo pensare che chiudersi (in casa ed in sé stessi) per paura possa essere il male minore. Un pensiero comprensibile che attraversa ognuno di noi in molte situazioni di difficoltà. Tutti proviamo paura ma una ragionevole prudenza è cosa ben diversa dall’adeguarsi a misure imposte pretestuosamente. In questo la politica ha gioco facile perché il campo è stato di certo ben preparato: una società composta da individui soli, diffidenti, confusi e manipolabili è una società infelice, violenta, e propensa alla sottomissione. I singoli individui sono disposti ad accettare qualunque condizione purché possano tornare a vivere la maledizione quotidiana che ci hanno insegnato a chiamare “normalità”: è ora di interrompere questa spirale autodistruttiva.

4. La normalità

La normalità è ormai l’unico orizzonte al quale anelano i più. Il concetto di normalità è già di per sé fuorviante ed in questo contesto parrebbe significare il desiderio di tutti di ritornare alla vita che facevamo prima dell’avvento dell’”epidemia” di Covid. Se è così, forse dovremmo provare ad uscire dalla pigra abitudine di credere che gli eventi, soprattutto quelli di questa portata siano casuali sfighe da aggiustare in qualche modo o meglio, costi quel che costi. Una vita serena, libera, degna di essere vissuta: questo sistema non ha i requisiti per garantirla, serve un cambio di rotta netto. Un atteggiamento passivo, di sopportazione o collaborazione non ci renderebbe solo passivi spettatori ma anche utili collaboratori: non fare niente e fare qualcosa hanno entrambi conseguenze, prima o poi. È utile ricordare che è proprio la normalità che molti rimpiangono ad averci portato nella situazione attuale.
Comunque la si pensi è chiaro che stiamo correndo verso una trasformazione incontrovertibile, veloce quanto violenta, senza precedenti nella storia della nostra specie. È questa società che ha prodotto l’epidemia e forse anche il virus, così come produce altre malattie e sofferenze, frustrazione, smarrimento nonché violenza esercitata nelle forme più diverse. Appelliamoci sinceramente alla nostre coscienze prima di finire con il convincerci che l’unico futuro che possiamo pretendere è il ritorno a questa miserabile normalità.

5. Passaporto sanitario o green pass

Viene proposto nell’estate 2020 come strumento per restituire ai cittadini europei la libertà di circolazione all’interno del territorio UE, in estrema sintesi quindi lo leggiamo come un tentativo dell’Europa di dare ordine al caos normativo. Il governo italiano ha colto l’occasione per integrare in modo fantasioso la certificazione nelle norme nazionali attraverso decreti-legge e il ruolo della certificazione è radicalmente cambiato: non si attesta uno status sanitario in qualche maniera ma è un documento che consente di accedere a luoghi controllati. Il green pass è stato presentato come salvifico, l’ennesimo strumento definitivo di risoluzione della “crisi pandemica”, uno sforzo collettivo per tornare all’agognata normalità con una narrazione così contorta e contraddittoria da divenire accettabile per moltissime parti sociali solitamente in contrasto tra loro.
È bastato davvero poco per far accettare un’epocale infrastruttura repressiva, pronta nella logica da tempo, che necessitava solo di una delle tante emergenze da fronteggiare con misure draconiane per comparire. In pochissimo tempo è stato creato un sistema perfettamente funzionante di controllo extrapoliziesco, orizzontale tra cittadini. È la naturale conseguenza della cultura del sospetto alimentata in “pandemia” e certificata dal green pass, che forse è uno dei lasciti più gravi di questa situazione e che non sparirà con il semplice decadere delle norme emergenziali. Ognuno viene considerato un pericolo per i singoli e per l’intera società, finché non dimostra il contrario. Il green pass è uno strumento digitale, flessibile, che potenzialmente si presta a vari utilizzi: oggi contiene dati sanitari, domani dati fiscali o perché no, di profilazione etnica… con la finalità comune del controllo capillare degli individui.

6. Quindi?

Del mondo ormai ritenuto obsoleto, seppur imperfetto ma più a misura d’uomo, denso di antichi saperi, abilità manuali, diversità, socialità non mediata ma anche rabbia e senso di rivalsa degli sfruttati, è ora di sbarazzarsene. Ciò che resterà invariato è l’intollerabile sfruttamento di tutto e tutti. Nel mondo nuovo in via di sperimentazione nel quale ci siamo addentrati, l’umano è un oggetto tra gli oggetti, ingranaggio all’interno di un sistema. Un elemento la cui coscienza va spenta per renderlo innocuo, che va abituato a servire, al quale occorre essere integrato alla tecnologia per essere efficiente e privo di errori, perfettamente funzionale al tecno-mondo. Contrapponiamo al concetto di medicina quello di salute, alla propaganda vaccinale la coscienza del corpo, all’ipocrisia che si traveste in altruismo, un interesse autentico, all’infantilizzazione il senso di responsabilità, allo smarrimento che sfocia in delega incondizionata l’autodeterminazione che si orienta attraverso la coscienza e la conoscenza, al dogma limitato e limitante dell’ideologia l’orizzonte infinito del libero pensiero. Contrapponiamoci al delirio onnipotente della tecnocrazia, della rivoluzione industriale 4.0, delle smart city, della rete 5g, dell’accumulo dei nostri dati sensibili, dell’intelligenza artificiale, della socialità virtuale, del monitoraggio dei nostri corpi: cominciamo a creare, a partire da un rinnovamento del nostro immaginario, un mondo accogliente, dove la tutela di ognuno è responsabilità e interesse comune e non il pretesto per l’accumulo di potere ad opera di un’élite dispotica assetata di dominio e illusa da ideali di falso progresso. C’è una visione del mondo in gioco che non si può ridurre a semplificazioni.
Dalla manifestazione di sabato 24 luglio che ha attraversato in corteo la città di Busto A. contro l’introduzione del green pass, ci stiamo organizzando in assemblea e ci incontriamo regolarmente con cadenza settimanale per organizzare il nostro dissenso e le nostre proposte.

Ci stanno apparecchiando un mondo nuovo, rovesciamo la tavola!

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